Ritardo Mentale

 

La caratteristica fondamentale del Ritardo Mentale è un funzionamento intellettivo generale significativamente al di sotto della media che è accompagnato da significative limitazioni nel funzionamento adattivo in almeno due delle seguenti aree delle capacità di prestazione: comunicazione, cura della persona, vita in famiglia, capacità sociali/interpersonali, uso delle risorse della comunità, autodeterminazione, capacità di funzionamento scolastico, lavoro, tempo libero, salute, e sicurezza. L'esordio deve avvenire prima dei 18 anni. 
Il Ritardo Mentale ha molte diverse eziologie, ma generalmente i soggetti con tale disturbo giungono alla osservazione più per le compromissioni del funzionamento adattivo che per il QI basso. Il funzionamento adattivo fa riferimento all'efficacia con cui i soggetti fanno fronte alle esigenze comuni della vita e al grado di adeguamento agli standard di autonomia personale previsti per la loro particolare fascia di età, retroterra socioculturale, e contesto ambientale. Il funzionamento adattivo può essere influenzato da vari fattori, che includono l'istruzione, la motivazione, le caratteristiche di personalità, le prospettive sociali e professionali, e i disturbi mentali e le condizioni mediche generali che possono coesistere col Ritardo Mentale. I problemi di adattamento sono più suscettibili di miglioramento con tentativi di riabilitazione di quanto non sia il QI cognitivo, che tende a rimanere un attributo più stabile.

Gradi di gravità del Ritardo Mentale

Possono essere specificati 4 gradi di gravità, che riflettono il livello della compromissione intellettiva: Lieve, Moderato, Grave e Gravissimo.

Ritardo Mentale Lieve (livello del QI da 50-55 a circa 70)

Ritardo Moderato (livello del QI da 35-40 a 50-55)

Ritardo Mentale Grave (livello del QI da 20-25 a 35-40)

Ritardo Mentale Gravissimo (livello del QI sotto 20 o 25).

Ritardo Mentale Gravità Non Specificata, quando vi è forte motivo di presupporre un Ritardo Mentale, ma l'intelligenza del soggetto non può essere verificata con i test standardizzati.

Il Ritardo Mentale Lieve (livello del QI da 50-55 a circa 70)
equivale all'incirca a ciò a cui si faceva riferimento con la categoria educazionale di "educabili".  Prima dei 20 anni, possono acquisire capacità scolastiche corrispondenti all'incirca alla quinta elementare. Durante l'età adulta, essi di solito acquisiscono capacità sociali e occupazionali adeguate per un livello minimo di autosostentamento, ma possono aver bisogno di appoggio, di guida, e di assistenza, specie quando sono sottoposti a stress sociali o economici inusuali. Con i sostegni adeguati, i soggetti con Ritardo Mentale Lieve possono di solito vivere con successo nella comunità, o da soli o in ambienti protetti.

Ritardo Mentale Moderato (livello del QI da 35-40 a 50-55)
Il Ritardo Mentale Moderato è all'incirca equivalente a ciò a cui si faceva riferimento con la categoria educazionale di "addestrabili". Questo termine ormai sorpassato non dovrebbe essere usato perché implica erroneamente che i soggetti con Ritardo Mentale Moderato non possono beneficiare di programmi educazionali. La maggior parte dei soggetti con questo livello di Ritardo Mentale acquisisce capacità comunicative durante la prima fanciullezza. Essi traggono beneficio dall'addestramento professionale e, con una moderata supervisione, possono provvedere alla cura della propria persona. Possono anche beneficiare dell'addestramento alle attività sociali e lavorative, ma difficilmente progrediscono oltre il livello della seconda elementare nelle materie scolastiche. Possono imparare a spostarsi da soli in luoghi familiari. Durante l'adolescenza, le loro difficoltà nel riconoscere le convenzioni sociali possono interferire nelle relazioni con i coetanei. Nell'età adulta, la maggior parte riesce a svolgere lavori non specializzati, o semispecializzati, sotto supervisione in ambienti di lavoro protetti o normali. Essi si adattano bene alla vita in comunità, di solito in ambienti protetti.

Ritardo Mentale Grave (livello del QI da 20-25 a 35-40)
Il gruppo con Ritardo Mentale Grave costituisce il 3-4% dei soggetti con Ritardo Mentale. Durante la prima fanciullezza essi acquisiscono un livello minimo di linguaggio comunicativo, o non lo acquisiscono affatto. Durante il periodo scolastico possono imparare a parlare e possono essere addestrati alle attività elementari di cura della propria persona. Essi traggono un beneficio limitato dall'insegnamento delle materie prescolastiche, come familiarizzarsi con l'alfabeto e svolgere semplici operazioni aritmetiche, ma possono acquisire capacità come l'imparare a riconoscere a vista alcune parole per le necessità elementari. Nell'età adulta, possono essere in grado di svolgere compiti semplici in ambienti altamente protetti. La maggior parte di essi si adatta bene alla vita in comunità, in comunità alloggio o con la propria famiglia, a meno che abbiano un handicap associato che richieda assistenza specializzata o altre cure.

Ritardo Mentale Gravissimo (livello del QI sotto 20 o 25)
Il gruppo con Ritardo Mentale Gravissimo costituisce circa un 1-2% dei soggetti con Ritardo Mentale. La maggior parte dei soggetti con questa diagnosi ha una condizione neurologica diagnosticata che spiega il Ritardo Mentale. Durante la prima infanzia, essi mostrano considerevole compromissione del funzionamento sensomotorio. Uno sviluppo ottimale può verificarsi in un ambiente altamente specializzato con assistenza e supervisione costanti, e con una relazione personalizzata con la figura che si occupa di loro. Lo sviluppo motorio e le capacità di cura della propria persona e di comunicazione possono migliorare se viene fornito un adeguato addestramento. Alcuni possono svolgere compiti semplici in ambienti altamente controllati e protetti.

Ritardo Mentale Gravità Non Specificata 
La diagnosi di Ritardo Mentale, Gravità Non Specificata dovrebbe essere usata quando vi è forte motivo di supporre un Ritardo Mentale, ma il soggetto non può essere valutato adeguatamente con i test di intelligenza standardizzati.

DISTURBI DELL'INFANZIA, DELLA FANCIULLEZZA E DELL'ADOLESCENZA


Disturbi dell'apprendimento: sono tre, ovvero il disturbo della lettura, il disturbo del calcolo e il disturbo dell'espressione scritta. Essi non fanno riferimento a difficoltà dovute a deficit sensoriali, come problemi di udito o di vista. Il disturbo della lettura, noto come dislessia, produce nel bambino gravi difficoltà nel riconoscere le parole e nel comprendere ciò che legge, nonché nello scrivere correttamente le parole. Nel disturbo del calcolo il bambino può incontrare difficoltà nel riconoscere i simboli numerici, nel ricordarsi di aggiungere il riporto, nel contare degli oggetti o nel seguire passaggi matematici. Il rendimento mediocre in matematica è comune quanto il rendimento mediocre nella lettura e nell'espressione scritta. Il disturbo dell'espressione scritta è caratterizzato da una compromissione della capacità di comporre testi scritti (evidenziata da numerosi errori di ortografia, di grammatica e di punteggiatura), la quale è abbastanza grave da interferire con il rendimento scolastico o con le attività della vita quotidiana che richiedono abilità di scrittura.

Disturbo delle capacità motorie: è detto anche disturbo di sviluppo della coordinazione, e causa una compromissione dello sviluppo della coordinazione motoria che non è spiegabile con il ritardo mentale o con una condizione medica generale come la paralisi cerebrale. I bambini che ne soffrono hanno difficoltà, per esempio, nell'allacciarsi le scarpe, nell'abbottonarsi la camicia e, quando sono più grandi, nel costruire dei modelli e nel giocare con la palla.

Disturbi della comunicazione: il primo disturbo è quello dell'espressione del linguaggio, nel quale il bambino ha difficoltà ad esprimersi attraverso il linguaggio. Egli può apparire desideroso di comunicare ma non essere in grado di trovare le parole giuste, utilizzando frasi abbreviate caratterizzate da una struttura grammaticale eccessivamente semplice in rapporto all'età. Il secondo disturbo, detto disturbo della fonazione, è caratterizzato da una comprensione adeguata del linguaggio, ma l'eloquio assomiglia a quello dei bambini molto piccoli. Quindi le parole vengono semplificate (per esempio 'blu' diventa 'bu', oppure 'scarpe' diviene 'cappe'). Il terzo ed ultimo disturbo è la balbuzie, ossia un'anomalia del normale fluire dell'eloquio, caratterizzata da frequenti ripetizioni o prolungamenti di suoni, lunghe pause fra le parole, sostituzione di parole difficili da articolare con parole più facili e ripetizione di parole monosillabiche (per esempio <<Ho ho ho ho>>). Talvolta la balbuzie è accompagnata da movimenti muscolari quali ammiccamenti e tic.

Disturbi generalizzati dello sviluppo: sono contraddistinti da gravi deficit e da una compromissione generalizzata di molteplici aree dello sviluppo, che includono la compromissione della capacità di interagire e di comunicare con gli altri e la presenza di un comportamento stereotipato. L'autismo fa parte di questa categoria; esso rappresenta una grave anomalia del processo di sviluppo e per questo motivo si differenzia dai disturbi mentali che insorgono nell'età adulta. L'autismo può insorgere nei primissimi mesi di vita; già a tre mesi di vita è possibile rilevare la mancanza di attaccamento verso la madre del bambino autistico. Mentre gli altri bambini della stessa età sorridono, si protraggono verso la madre, la guardano, l'autistico non fa nulla di tutto ciò e può addirittura respingere il contatto con i genitori inarcandosi per rendere minimo il contatto corporeo. Inoltre i bambini autistici non emettono versetti e non piangono se non quando sono bagnati o hanno fame. Non mostrano segni di affetto verso chi si prende cura di loro e possono passare intere giornate fermi in una posizione senza interessarsi a ciò che accade attorno a loro. Essi non mostrano segni di interesse verso gli altri e non avviano quasi mai spontaneamente attività di gioco con altri bambini. Questi comportamenti anomali derivano dall'isolamento in cui l'autistico si confina, il quale provoca grave ritardo anche in altre aree, come il linguaggio.

Disturbo da deficit di attenzione/iperattività: il bambino iperattivo mostra grande difficoltà nel controllare la propria attività in quelle situazioni che richiederebbero un comportamento tranquillo. Egli non riesce a mantenere una posizione per più di qualche secondo, picchietta con le dita, dondola le gambe, dà spinte ai compagni di classe senza una ragione apparente e parla quando non è il suo turno. Il bambino iperattivo inoltre ha difficoltà ad andare d'accordo con i coetanei e fatica a stabilire rapporti di amicizia. Il 20-25% circa dei bambini iperattivi ha difficoltà di apprendimento in matematica, lettura ed ortografia (Barkley, DePaul e McMurray, 1990). Esistono tre tipi di disturbo da deficit di attenzione/iperattività: 1) il tipo con disattenzione predominante, in cui la difficoltà a prestare attenzione e concentrarsi è predominante; 2) il tipo con iperattività-impulsività predominante; 3) il tipo con combinato, nel quale sono presenti entrambe le problematiche. (vedi test dell'iperattività)

Disturbo della condotta: tale disturbo comprende un'ampia gamma di comportamenti ipocontrollati. Tali comportamenti sono caratterizzati dalla violazione dei diritti fondamentali degli altri e delle norme della società; fra di essi troviamo atteggiamenti aggressivi verso persone o animali, danneggiamento della proprietà altrui, menzogne e furti. Spesso tali azioni sono accompagnate da insensibilità, malvagità e assenza di rimorso. Il disturbo della condotta è di frequente associato al disturbo da deficit di attenzione/iperattività, depressione e ansia. (vedi test del disturbo della condotta)

Disturbo oppositivo di tipo provocatorio: è molto simile al disturbo della condotta e viene diagnosticato quando il bambino non manifesta l'estrema aggressività fisica che caratterizza il disturbo della condotta, ma esibisce comportamenti quali la perdita del controllo, litigi con gli adulti, opposizione attiva o rifiuto ripetuto di soddisfare le richieste degli adulti, azioni compiute con lo scopo deliberato di infastidire gli altri.

Disturbi della nutrizione e dell'alimentazione dell'infanzia o della prima fanciullezza: tali disturbi affliggono il comportamento alimentare del bambino, provocando per esempio l'ingestione di sostanze non commestibili (pica), il ripetuto rigurgito e rimasticamento del cibo (disturbo di ruminazione), o la persistente incapacità di mangiare adeguatamente, che si riflette in una significativa perdita di peso o nell'incapacità di aumentare di peso (disturbo della nutrizione dell'infanzia e della prima fanciullezza).

Disturbi da tic: sono contraddistinti da un movimento o da una vocalizzazione improvvisi, rapidi, ricorrenti, aritmici e stereotipati (per es. il disturbo di Tourette).

Disturbi della evacuazione: causano la ripetuta evacuazione delle feci in luoghi inappropriati dopo i 4 anni di età (encopresi) o l'emissione di urine nel letto o nei vestiti dopo i 5 anni di età (enuresi).

Disturbo d'ansia di separazione: la caratteristica principale del disturbo è l'ansia sproporzionata manifestata dal bambino nel momento in cui deve separarsi da qualcuno della famiglia a cui è profondamente legato, come la figura materna. Tale stato di ansia è inadeguato al livello di sviluppo e appare per la prima volta nei primi sei anni di vita. I bambini affetti da questo disturbo hanno di solito un comportamento normale finché sono in presenza del genitore o della figura primaria di attaccamento, ma manifestano una forte ed incontrollata ansia nel momento in cui vengono separati da essa. Inoltre tendono ad esprimere paure irrealistiche e persistenti riguardo al verificarsi di eventi catastrofici che li possano separare per sempre dai genitori; temono ad esempio di essere uccisi o rapiti o di incorrere in qualche grave incidente o malattia se lontani dai genitori, oppure che ai genitori succeda qualcosa di brutto quando sono lontani. Di solito evitano di rimanere soli anche per pochi minuti. Possono manifestare un'intensa riluttanza ad andare a scuola, in quanto ciò comporta un distacco dalla madre o, più in generale, dalla figura primaria di attaccamento. 

Mutismo selettivo: persistente incapacità di parlare in specifiche situazioni sociali (per esempio a scuola) nonostante che in altri contesti sia possibile parlare (per esempio con i genitori).

Disturbo reattivo dell'attaccamento dell'infanzia e della prima fanciullezza: è caratterizzato da una modalità di relazione sociale notevolmente disturbata e inadeguata rispetto al livello di sviluppo, che si manifesta nella maggior parte dei contesti e che inizia prima dei 5 anni di età. Tale disturbo è associato ad un accudimento grossolanamente patogeno da parte dei genitori o di altre persone che si prendono cura del bambino. >>> (delirium, demenza e altri..)

 

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