FAMIGLIA, definizioni

Sembra alquanto ovvio pensare di poter definire qualcosa che in fondo conosciamo tutti così bene. Chi non ha vissuto in una famiglia? Chi non ne ha generata una nuova? Pensate alla vostra famiglia e provate a darne una definizione generica.

Cosa vi è venuto in mente? 

 

Nella letteratura per "famiglia" si intende: 

  • una forma sociale primaria che assolve alle funzioni fondamentali (sessuale, riproduttiva, educativa ed economica) Murdock, 1949. 

  • un sistema vivente, composto da un gruppo di individui che interagiscono tra loro e con l'ambiente in cui vivono, mutando, adattandosi e rigenerandosi autonomamente. 

  • una organizzazione (Sroufle e Fleeson, 1988) caratterizzata da una struttura interna e da una gerarchia che attraversano le generazioni nel tempo. La famiglia organizza relazioni di parentela (Scabini, 1995) qualificate dal legame generativo, inteso come generare che come essere generati (connessione generativa). Le relazioni di base sono quella coniugale e quella filiale: la prima si base sulla differenza di gender, la seconda sulla differenza di generazione.

Legami Familiari

"... la storia familiare è tenuta insieme da fili invisibili (Boszormenyi-Nagy e Spark, 1973) che, connettendo passato, presente e futuro, ribadiscono l'appartenenza di tutte le generazioni ad un unico tempo familiare" 

Andolfi, 2006

Secondo Scabini (1995) i legami familiari sono definiti dalla CURA e dalla LEALTA'.

 

Il termine CURA rimanda alla Teoria dell'Attaccamento di Bowlby e, in particolare, a quella capacità di accudimento che il caregiver (colui che offre cure appunto) sviluppa nei confronti del neonato (rapporto orizzontale); capacità che, oggi, viene osservata anche nei rapporti verticali,  cioè quelli che vanno di generazione in generazione (trasmissione intergenerazionale). Il termine cura contestualizzato nell'ambito dei legami familiari racchiude, tuttavia, un significato più ampio: quello della cura reciproca tra gli individui. Non va letto quindi solo in ambito di accudimento materno (o chiunque sia il caregiver).

E' un atteggiamento di interesse preferenziale verso l'altro, che si muove lungo due poli, quello del dono e del debito.  Esse sono due facce della stessa medaglia, di cui il dono rappresenta il polo affettivo delle relazioni familiari, mentre il il debito rappresenta quello etico (la responsabilità nei confronti dell'altro, la lealtà).  Cosa vuol dire?  Esempio. Alla nascita di un nuovo membro familiare si verificano sempre entrambi i poli: il neonato ha appena ricevuto dai suoi genitori un grande dono, quello della vita, e pertanto si trova fin da subito in una posizione di debito nei loro confronti. Il legame familiare nasce  quindi come un incondizionato rapporto di dono che convive con il debito. Figli e genitori sono entrambi accomunati dall'aver ricevuto il dono della vita e contemporaneamente il debito che crea vincoli nei legami. Tuttavia, Scabini sostiene che nelle relazioni  familiari "soddisfacenti" il dono porti con sè prevalentemente aspetti di gratitudine e di gratuità, piuttosto che quelli di coercizione e obbligatorietà. Es: quando si dice che un "figlio deve molto ai genitori" dovrebbe emergere maggiormente l'aspetto della gratitudine di quanto ricevuto piuttosto che quanto andrebbe loro restituito.

 

La LEALTA' sottolinea invece l'altro aspetto dei legami familiari, cioè quello etico, ed è strettamente legato agli obblighi che sottostanno le generazioni. Boszormenyi-Nagy e Spark (1973) hanno appronfondito questo concetto, rivisitandolo in parte, e asserendo che i legami familiari non solo sono caratterizzati dalla lealtà verso i membri della famiglia, anche verso la storia multigenerazionale. "Gli impegni di lealtà sono come fibre invisibili, ma solide che tengono uniti parti complesse del comportamento relazionale delle famiglie e della società" (Scabini, 1995. pag. 93).

La lealtà familiare è un invisibile tessuto di aspettative che lega tutti i suoi membri ed è funzionale al mantenimento del gruppo familiare stesso (consanguineità, mantenimento della vita biologica, nella discendenza e nel merito guadagnato). L’interiorizzazione delle suddette aspettative influenza la struttura psicologica dell’individuo creando il cossiddetto “computo individuale”. Esso diventa coercitivo quando il membro, più o meno consapevolmente, sacrifica la sua esistenza a interessi e scopi non derivanti dalla sua individualità, ma dalle priorità di altri. 

Gli impegni di lealtà derivano da un senso di devozione nei confronti del genitore o della sua immagine interiorizzata: la ricompensa per le premure, la cura e l’amore viene saldata dai figli seguendo gli impegni aspettati, vivendo all’altezza delle aspettative e trasmettendo la cultura familiare alla prole.

L'unico modo per restituire la cura ricevuta dalla generazione precedente è, oltre a restituirla al momento del bisogno, farsi carico di una NUOVA generazione cui trasmettere i valori precedenti (come forma di ricompensa). Diventare quindi "genitori" permette ai membri di dimostrare di aver apprezzato quanto ricevuto e di configurarsi nel ruolo di “creditore” che consegna ad un nuovo “debitore” il sistema valoriale e normativo.

 

Attenzione: come sostiene Gambini (2007) una cattiva rappresentazione all'interno della famiglia del binomio dono-debito può generare vere e proprie relazioni patologiche. Si pensi ad una famiglia in cui sia totalmente assente l'aspetto della gratuità per cui tutte le relazioni si fondano sullo sfruttamento reciproco; figli che si sentono fortemente in debito verso i propri genitori tanto da provarne sensi di colpa; genitori che credono di aver solamente dato e continuano a dare, senza sentirsi a loro volta in debito.

 

STRUTTURA DELLA FAMIGLIA
 

Quando si parla di struttura della famiglia, non si può non citare Minuchin e il suo storico testo "Famiglie e terapia della famiglia" (1974). Egli definisce la famiglia come un sistema con una struttura propria, all'interno della quale vengono a crearsi dei "modelli transazionali" che determinano le relazioni e regolano i comportamenti tra i membri. A partire dall'osservazione dei suddetti modelli (o modelli di interazione reciproca) è possibile disegnare la struttura della famiglia stessa, suddivisa in sottosistemi, gerarchie e confini.

 

La struttura della famiglia tuttavia non è un'entità immediatamente osservabile. 

 

Sottosistemi 

 

Il sistema familiare si differenzia e svolge le sue funzioni per mezzo dei sottosistemi. 

Ogni individuo appartiene a diversi sottosistemi, in cui ha differenti gradi di potere e capacità differenziate; un uomo può così  essere filgio, nipote, fratello maggiore o minore, marito, padre, nonno , etc... (Minuchin, 1974)

 

  • Sottosistema coniugale, costituito da due individui che si uniscono per formare famiglia. L' obiettivo principale della coppia coniugale è quello di raggiungere una buona complementarietà nel proprio rapporto. E' una  strada non certo priva di ostacoli, in cui la coppia fornendosi un reciproco sostegno inizia a sperimentarsi nel definire la propria "identità di coppia" , differenziandosi dagli altri e proteggendosi da interferenze esterne (parenti, figli, amici). Un buon funzionamento coniugale è sempre fondamentale per lo sviluppo psicoaffettivo dei figli, che apprendono e stabiliscono sane relazioni con gli altri.

  • Sottosistema genitoriale, ha la funzione di guidare e allevare i figli. Le modalità relazionali cambiano a seconda dell'età dei figli: pertanto, saranno di accudimento, nutrizione e allevamento quando i figli sono piccoli, per poi diventare di monitoraggio e di controllo quando i figli saranno più grandi (adolescenti). 

  • Sottosistema fratelli, in cui prevalgono le relazioni orizzontali tra fratelli e sorelle. In letteratura, esse sono definite "il primo laboratorio sociale", in cui ci si cimenta nelle prime relazioni paritetiche e dove si apprendono meglio concetti come cooperazione, competizione, accordo. La coesione di questo sottosistema (fratelli/sorelle) è fondamentale per arginare le invadenze del sottosistema genitoriale.

Confini e Gerarchie

 

Un buon funzionamento della famiglia dipende da una gerarchia generazionale solida e dalla chiarezza dei confini.

Dice Minuchin (1974) che un figlio agisce da figlio se il padre agisce da padre. ognuno al proprio posto, con un riconoscimento reciproco del proprio ruolo.  Cosa sono esattamente i confini? i confini sono le regole che definiscono le entrate e le uscite dai sottosistemi. il loro compito è quello di differenziare i sottosistemi rispetto ai ruoli e alle funzioni. Facciamo degli esempi: coppia riesce a trovare più rapidamente la propria complementarietà quanto più riesce a frenare le invadenze delle famiglie d'origine, oppure, la capacità dei fratelli di negoziare tra loro viene sempre più rinforzata e sviluppata se non c'è interferenza da parte dei genitori.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Minuchin (1974) ha rappresentato graficamente le tipologie di confini esistenti nel seguente modo, volendo in particolare evidenziare la possibilità e la modalità di entrata/uscita dei membri familiari da un sottosistema all'altro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 confine rigido  ________________                confine chiaro - - - - - - - - - - - - -                confine diffuso  ........................ 

 

 

Ad ogni confine corrisponde una tipologia diversa di famiglia ed il suo specifico funzionamento. Ogni famiglia può essere collocata in sua posizione lungo un continuum che va dai confini rigidi a quelli diffusi. La maggior parte delle famiglie rientra nell'ampio spettro del normale (confini chiari).

 

Una famiglia con confini eccessivamente DIFFUSI viene definita INVISCHIATA: i membri di questa famiglia concentrano l'attenzione solo su se stessi, creando un microcosmo, con conseguente aumento di comunicazione e di coinvolgimento tra i loro componenti. La differenziazione interna dei membri non è incentivata nè vista di buon grado. I confini sono pertanto talmente deboli che tendono quasi a sparire. E' una famiglia che vive le sofferenze di tutti i membri con un coinvolgimento eccessivo; tutti i membri sanno tutto di tutti. non ci sono segreti.

Una famiglia che ha confini eccessivamente RIGIDI viene definita DISIMPEGNATA: la comunicazione tra i sottosistemi diventa difficile.

In altre parole, una famiglia perchè funzioni bene deve avere CONFINI CHIARI; i ruoli e le funzioni di tutti i membri sono ben definiti, reciprocamente, e i livelli di comunicazione sono buoni tra i membri di ogni sottosistema.

 

COMUNICAZIONE IN FAMIGLIA: LIVELLI DI SCAMBIO

Per scambio intendiamo le modalità con cui i membri della famiglia si incontrano e, pertanto, si "scambiano" qualcosa di significativo. Ci sono 3 tipi di scambio.

 

  1. Interattivo. Comprende tutto ciò che è osservabile ad occhio nudo e che accade nel qui ed ora. E' l'interazione tra due o più persone che si parlano scambiandosi informazioni, gesti, sguardi; tuttavia, essa non dice nulla a proposito della qualità dei legami tra i membri stessi. Attraverso lo scambio interattivo, la famiglia organizza la propria struttura (ruoli, confini, gerarchie, etc)  permettendo ai suoi membri di esprimere le proprie intenzioni e significati e di definirsi reciprocamente.

  2. Relazionale.  La relazione fa da sfondo alle interazioni e ne definisce il loro significato. In altre parole, attraverso le relazioni che legano tutti i membri della famiglia passano tutti quei valori (positivi o negativi), miti, norme, e modalità di comportamento che appartengono alla cultura della famiglia stessa. Essa non è immediatamente osservabile; tuttavia, tramite l'interazione emerge nel presente qualcosa che ha lunga vita e che si è creata nel tempo.

  3. Simbolico. E' quel legame che connette. E' quel terreno comune a tutti i membri della famiglia e, pertanto, riconoscibile soltanto ad essi. "E' l'invariante nella diversità delle culture" (Scabini, 1995). Il termine "simbolo" deriva dal greco syn-ballo e significa "mettere insieme" "unire". Secondo Gambini (2007) i principali significati che danno un senso alla famiglia e che la famiglia stessa tiene insieme sono la qualità affettiva (dono) e quella etica (debito). Unite tra loro, queste due qualità costituiscono quello che Scabini e Cigoli (2000) definiscono il "famigliare", ossia quella matrice simbolica del legame tra i sessi, le generazioni e le stirpi, che dà sostanza simbolica alle singole famiglie e alle varie forme familiari.


 

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